I persistenti squilibri nella formazione del capitale umano

L’Italia investe in istruzione e formazione il 3,9% del Pil, mentre la media europea è del 4,7%. Investono meno di noi solo Slovacchia (3,8%), Romania (3,7%), Bulgaria (3,4%) e Irlanda (3,3%).
Il divario più profondo con lo scenario europeo si osserva proprio in relazione a due elementi sintomatici dello stato di salute di un sistema-Paese che intende rispondere alle sfide globali (tab. 20):
— ben 13 punti percentuali di distanza ci separano dal resto d’Europa in relazione alla quota di popolazione giovane laureata. Tra il 2014 e il 2017 i laureati italiani tra i 30 e i 34 anni passano dal 23,9% al 26,9%, ma nello stesso periodo la media Ue sale dal 37,9% al 39,9% (sfiorando tra l’altro l’obiettivo del 40% fissato per il 2020);
— sono addirittura 25 i punti percentuali di distacco in merito al tasso di occupazione dei giovani 20-34enni almeno diplomati che hanno conseguito il titolo più elevato tra 1 e 3 anni prima. Anche in questo caso il miglioramento della performance italiana è evidente, in quanto si passa dal 45% del 2014 al 55,2% del 2017, ma nello stesso periodo la media Ue sale dal 76% all’80,2%.
Tra i fattori di debolezza si aggiungono anche:
— gli abbandoni precoci dei percorsi di istruzione, che nel 2017 riguardano il 14% dei giovani 18-24enni, valore che si confronta con il 10,6% della media Ue;
— le basse performance dei 15enni italiani nelle indagini Ocse-Pisa: il 21% ha conseguito risultati insufficienti in lettura (il 19,7% è la media Ue), il 23,3% in matematica (22,2% media Ue) e il 23,2% in scienze (20,6% media Ue); per di più, tra il 2012 e il 2015 si osserva un peggioramento del dato in relazione a lettura e scienze;
— la partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente, che si attesta sul 7,9% nel 2017 (era l’8,1% nel 2014), mentre a livello europeo il tasso di partecipazione è pari al 10,9%.

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Anche nella distribuzione delle risorse disponibili in base ai diversi livelli scolastici e universitari, al tradizionale strabismo che vedeva il nostro Paese investire più degli altri nei segmenti scolastici iniziali e molto meno nell’università, si è sostituito un omogeneo volare basso che ci colloca in tutti i casi al di sotto della media europea. A parità di potere d’acquisto, la spesa per allievo risulta comunque inferiore alla media europea di 230 dollari anche nella scuola primaria, per poi salire a una differenza di 917 dollari pro-capite nella secondaria di I grado, fino ai 1.261 dollari nella scuola secondaria di II grado. Il divario più ampio rimane quello relativo all’educazione terziaria: mentre in Italia si spendono 11.257 dollari per studente (valore che scende a 7.352 se si escludono le spese per ricerca e sviluppo), la media europea è pari a 15.998 dollari (11.132 dollari senza la R&S), con una differenza dunque di ben 4.741 dollari (tab. 21).

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