Le quattro Europe: identità plurime e punti di rottura

Serpeggia oggi una diffusa e cronica mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni dell’Unione europea. Tuttavia, se si prendono in esame i due periodi pre-elettorali più recenti (2014-2018), negli ultimi tempi la reputazione dell’Ue ha conosciuto una fase di risalita. Infatti, alla vigilia delle elezioni europee del 2014, nel mezzo della crisi, la percentuale dei cittadini dei 28 Stati membri che dichiaravano di avere fiducia nell’Ue era pari al 31%, ovvero ben 11 punti in meno del valore registrato nella primavera di quest’anno (42%) (fig. 16).
Mettendo a fuoco la correlazione tra il giudizio espresso dai cittadini sull’operato dell’Ue e il grado di soddisfazione espresso per la situazione nazionale, emergono 4 Europe:
— la prima si riferisce al gruppo, più numeroso, dei cittadini soddisfatti con riferimento ad entrambe le dimensioni. Esiste una connessione forte tra il livello di gradimento manifestato per l’Unione europea da parte di chi vive in contesti nazionali valutati positivamente. Vale per Paesi Bassi, Finlandia, Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Svezia, Germania, Malta, Estonia e Belgio. Non è casuale che la maggior parte degli abitanti di questi Paesi consideri la crescita economica tra i principali benefici derivanti dall’appartenenza comunitaria. Non è secondario, inoltre, che tutte queste realtà abbiano registrato una forte risalita post-crisi, con una variazione positiva del Pil nel periodo 2012-2017 che oscilla tra il +55,3% in termini reali dell’Irlanda e il +4% della Finlandia;
— al contrario, nelle comunità in cui la fiducia nell’Europa è minima o comunque bassa (Grecia, Italia, Francia, Regno Unito e Spagna), anche il giudizio sulla situazione interna è negativo. In questo caso, quindi, non si può non riflettere su quanto la diffusione di un “mal d’Europa” rappresenti l’esito di una dinamica collegata alle insicurezze percepite a livello personale o riferite alla agende non rassicuranti dei singoli governi. Dalla rilevazione dell’Eurobarometro del settembre 2018, infatti, risulta che in 4 di questi Paesi la maggioranza dei cittadini ha indicato la disoccupazione tra le minacce dalle quali sperano di essere difesi da Bruxelles. Il timore di rimanere senza un’occupazione raggiunge l’83% in Grecia, il 69% in Italia, il 62% in Spagna e il 48% in Francia, a fronte di una media europea del 44%. La Croazia e la Repubblica Slovacca sono contraddistinte contemporaneamente da una bassa valutazione dello scenario di politica interna e da un tasso di fiducia per l’Ue nella media;
— un trend inverso caratterizza alcuni Paesi dell’Est, che partono da una valutazione negativa del contesto nazionale, ma appaiono fortemente proiettati verso l’Europa e i vantaggi che derivano dall’appartenenza all’Ue, come accade in Lituania, Bulgaria, Lettonia e Romania. A questi Paesi va sommato il Portogallo, che con un 57% di cittadini fiduciosi nell’Ue e un 50% di soddisfatti della situazione interna si distacca dalla posizione dei Paesi del Mediterraneo;
— l’ultimo gruppo di Paesi si caratterizza per una netta posizione “sovranista”: Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria e Polonia dichiarano un buon livello di soddisfazione generale per lo stato del proprio Paese (l’Austria arriva all’87%) e mostrano allo stesso tempo una tiepida benevolenza nei confronti di Bruxelles.
16